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domenica 11 settembre 2011

Ogni tanto scrivo poesie 8


                                              Luccichio del dì e della sera        

Al cor di luce un abbandono 
or che rubino diviene il giorno.
    Poi splende il buio della sera ed ammiro
 i suoi color di malinconico zaffiro.






Ogni tanto scrivo poesie 7


Ondeggiano i pensieri 
Arrampicata al di là dello sguardo,verso l' infinito.
Tra graffi e ferite il mare dei piaceri:
immersi nell' azzurro sguazzano i pensieri.

Ogni tanto scrivo poesie 5


Tacito rimbombo 
Sol ci sarà un pensiero fosco nel folto bosco:
 dell' or memore più alcun' ora gioverà alle note albe d' anima cordiale.

Ogni tanto scrivo poesie 4


"Il cor ferito"

Di sogni speranza alcuna vidi entro me.
 Tace la luce della via or che la rotta mia è smarrita.
Più non pole il cor dolente regger di altri tagli alcuno.
Soffoche ali prigioniere sapron a sofferta pena.
Sa di non dissolver solo un ultimo riso 
or che lacrime solitarie recidono il mio viso.

Ogni tanto scrivo poesie 2



Sospiro tremolante

Come torbido e oscuro cotal nebbioso aere che si abbatte sul mio animo inquieto e sperduto.
Si perde l' animo mio nell' ammirar un cotal sublime dipinto senza voci ma solo voti sospiri.
Si spaura i viandante che si cela entro me nel cercar un libero pertugio. 

domenica 3 luglio 2011

Dato che oggi mi ha salvato la giornata...In suo onore:
(3-7-2012)

IL TRAMONTO DELLA LUNA

"Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,
Là 've zefiro aleggia,
E mille vaghi aspetti
E ingannevoli obbietti
Fingon l'ombre lontane
Infra l'onde tranquille
E rami e siepi e collinette e ville;
Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
Nell'infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l'ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,
L'estremo albor della fuggente luce,
Che dianzi gli fu duce,
Saluta il carrettier dalla sua via;
Tal si dilegua, e tale
Lascia l'età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l'ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s'appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a sé l'umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.
Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S'anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D'intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.
Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all'occidente
Inargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete; che dall'altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l'alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intorno
Con sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
Giovinezza sparì, non si colora
D'altra luce giammai, né d'altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
Che l'altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura".
 -G.Leopardi-